Id Astrattismo funzionale 2011
Contenuto
Obbligare lo sguardo a fermarsi
Keywords
camera d'albergo, pura funzione, minimalismo, identità

Se la stanza d'albergo è stata ispiratrice di metafore narrative per scrittori, registi e performers, anche l'universo delle arti visive annovera numerose sperimentazioni in merito.

In contrapposizione al mondo del fuori (del viaggiato da fotografare, ricordare, conservare) la stanza d'albergo con il suo interior design anonimo fa sì che lo sguardo scivoli senza posarsi, gli arredi e gli oggetti diventano semplicemente quello che sono, toccati e usati, e rimandano ad archetipi minimali e diluiti: l'armadio, il comodino, la lampada; dunque: un armadio qualsiasi, un comodino qualsiasi, una lampada qualsiasi.

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E' difficile ricordare l'esatta forma e colore della scrivania dell'ultimo albergo frequentato. E' anche per questo che molti albergatori vogliono far rivalutare al viaggiatore l'esperienza del soggiorno momentaneo come qualcosa di notabile e ricordabile, curando il design delle stanze. Ma al di là di questi casi riservati a poche tasche, esiste un infinito sottobosco di alberghi che offrono ai loro ospiti un semplice luogo di transito anonimo; da alcuni percepito come avvilente, per altri depurativo dei mille orpelli aggiuntivi che ciascuno di noi, per trovare un'identità dentro di sè, espone fuori di sè nella propria casa. Questo aggiungere ed esporre non è immune alle logiche del consumismo.

Trovarsi dunque da soli tra le geometrie minimali puramente funzionali di certe stanze d'albergo diventa spunto per riprendersi il proprio spazio interiore, riscoprire la transitorietà dei costumi indossati e dell'identità costruita che ciascuno propone a sè stesso e agli altri nel proprio appartamento.

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Astrattismo funzionale 2011 vuole far soffermare lo sguardo dell'osservatore proprio su quegli angoli di camera d'albergo dove non c'è nulla se non la materia in sè; materia che fa solo quello che è nata per fare: il muro per dividere, lo specchio per riflettere, lo stipite per permettere ad una porta di ruotare, un incrocio d'angoli per sorreggere il soffitto. Anche in questa pura utilità pratica i giochi di luce e di ombra suggeriscono impressioni astratte, che parlano un linguaggio udito ma non compreso, come la musica di sottofondo di un supermercato che accompagna spostamenti e azioni senza essere notata.

La fotografia obbliga lo sguardo a stazionare là dove non lo farebbe; allora le proporzioni, le profondità e gli usi perdono di significato,
e resta una "natura morta" silenziosa che racconta il suo essere stata costruita non per essere guardata.

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